Something truly special happens at Villa Buri.
Not everyone you see taking care of the woods or fixing common areas is a “traditional” volunteer. Some people are here because they have to be—assigned by the court to complete community service after committing a crime. They arrive with a set number of hours to complete. But what begins as an obligation often transforms into something much deeper among the trees.
Talking with the person who started this project, Giampaolo, you start to see a powerful reality unfold. Many people arrive carrying anger and resentment. Accepting a sentence isn’t easy, and neither is finding yourself working outdoors. Yet nature has a quiet way of changing things. The greenery calms the mind, and slowly, problems begin to feel lighter.
Mid-morning, everyone pauses for a break. In that moment, the “offender” is seen simply as a person again—with a story, values, and a chance to reconnect.
Of course, it’s not always simple. Working with these individuals requires patience, empathy, and understanding. Some are eager to help; others struggle to engage. Volunteers learn how to guide, when to step in, and when to give space.
So what do we, as young people, take from this?
Even if they didn’t choose to be here, their presence improves the Villa. Watching people between 18 and 50 gradually change their mindset is powerful. Many would never have entered these gates otherwise—yet through this “atypical volunteering,” they discover new perspectives and the value of contributing to something bigger.
Because sometimes, to fix something within ourselves, we need to start by taking care of what’s around us.
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Oltre la punizione, verso la cura: il “volontariato atipico” a Villa Buri
Hai mai sentito parlare di giustizia riparativa? Qualcosa di davvero speciale accade a Villa Buri.
Non tutte le persone che vedi prendersi cura del bosco o sistemare gli spazi condivisi sono “volontari e volontarie tradizionali”. Alcune sono qui perché devono esserci: assegnate dal tribunale per svolgere lavori socialmente utili dopo aver commesso un reato. Arrivano con un numero preciso di ore da svolgere. Ma ciò che inizia come un obbligo spesso si trasforma in qualcosa di molto più profondo.
Parlando con la persona che ha iniziato questo progetto a Villa Buri, si inizia a cogliere la potenza dietro questo percorso. Molte persone arrivano cariche di rabbia e frustrazione. Accettare una condanna non è facile, e nemmeno ritrovarsi a lavorare all’aria aperta. Eppure la natura ha un modo silenzioso di cambiare le cose, calma la mente e, poco a poco, i problemi sembrano alleggerirsi.
A metà mattina, tutte le persone si fermano per una pausa. In quel momento, chi ha commesso un reato torna a essere semplicemente una persona — con una storia, dei valori e una possibilità di riconnettersi.
Certo, non è sempre semplice, è un lavoro fatto di pazienza, empatia, comprensione e voglia di comprendere chi si ha davanti. Alcune persone arrivano già motivate, con voglia di aiutare e mettersi in gioco, altre fanno più fatica, ci vuole tempo prima che riescano a trovare il lato positivo di questa esperienza. Le persone volontarie e dipendenti imparano come interagire con il gruppo, quando intervenire e quando invece semplicemente lasciare spazio.
Quindi, cosa possiamo imparare noi giovani da tutto questo?
Anche se non hanno scelto di essere qui, il loro contributo la loro presenza aiuta ogni giorno a migliorare l’Associazione e il Parco. Osservare persone tra i 18 e i 50 anni cambiare gradualmente mentalità è molto significativo. Molte di loro non sarebbero mai entrati in contatto con questa realtà eppure, attraverso quello che a Villa Buri piace chiamare “volontariato atipico”, scoprono nuovi punti di vista e il valore di contribuire a qualcosa di più grande.
Perché a volte, per sistemare qualcosa dentro di noi, dobbiamo iniziare prendendoci cura di ciò che ci circonda.
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